Archeologia e creatività: Gianni Versace e l’eredità della Magna Grecia
Nel Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, la mostra “Gianni Versace. Terra Mater. Magna Graecia Roots Tribute”, nata come omaggio agli ottant’anni dalla nascita dello stilista, costruisce un racconto che è insieme intimo e colto, sensoriale e rigoroso: un ritorno alle origini che invita a guardare l’opera di Gianni Versace non solo come fenomeno della moda internazionale, ma come espressione profonda di una radice culturale precisa, quella della Magna Grecia.
Il dialogo con il mondo antico
Il percorso espositivo, curato da Fabrizio Sudano, direttore del Museo Archeologico, e da Sabina Albano, curatrice della collezione privata di abiti e oggetti raccolti negli anni da Antonio Caravano, nasce proprio da questa consapevolezza: la creatività di Versace si è formata in un dialogo continuo con il mondo antico, assimilato non come repertorio decorativo, ma come linguaggio interiore. I testi che accompagnano la mostra restituiscono la forza evocativa dei suoi ricordi: il mare di Reggio Calabria, la luce abbagliante, i profumi della terra, le passeggiate, le suggestioni infantili che si mescolano presto alla frequentazione del Museo, ai piccoli bronzi, alle terrecotte, ai frammenti architettonici, ai reperti della Magna Grecia che alimentano l’immaginario di un ragazzo destinato a trasformare la classicità in stile contemporaneo.
Le opere esposte
La mostra accompagna il visitatore dentro questo universo attraverso oltre quattrocento opere – abiti, accessori, oggetti della Home Collection, materiali d’archivio – articolate in sezioni tematiche come Città Madre, Visioni del Sud, Codice Versace, la ricostruzione dello studio dello stilista e il nucleo dedicato ai bozzetti per il costume e il balletto. Ne emerge il ritratto di un autore consapevole, colto, capace di costruire un’estetica potente e immediatamente riconoscibile, fondata su simboli antichi riletti con sguardo radicalmente moderno.
La Medusa
Al centro di questo immaginario si colloca la Medusa, scelta da Gianni Versace come emblema della Maison. Non un semplice logo, ma una dichiarazione identitaria. È lo stesso stilista a raccontare il senso di questa scelta: la Medusa come figura magnetica, irresistibile, capace di esercitare un potere di attrazione assoluto. Il percorso approfondisce l’evoluzione iconografica di questo mito nella storia dell’arte – dalla Gorgone arcaica al volto armonioso della Medusa Rondanini, fino alla figura tragica e seducente dell’età moderna – mostrando come Versace abbia scelto proprio questa immagine ambigua e potente come simbolo della propria estetica. La classicità, in questo caso, non è citazione decorativa, ma appartenenza culturale profonda.
Il percorso espositivo
L’allestimento traduce visivamente questo dialogo tra passato e presente. Gli abiti e gli oggetti di Versace sono accostati a reperti archeologici selezionati dalle collezioni del Museo: ceramiche figurate, ornamenti, affreschi, decorazioni architettoniche, sculture. Il confronto è costruito per suggestioni, per analogie formali, per echi simbolici. Alcuni prestiti rafforzano ulteriormente questo intreccio, come l’antefissa con volto di Medusa e la pelike a figure rosse del IV secolo a.C., provenienti dal Museo Archeologico Nazionale della Siritide di Policoro. Il risultato è un percorso immersivo che rende visibile la continuità tra mito e modernità, tra archeologia e moda.
Materiali inediti
L’esperienza di visita è ulteriormente arricchita da elementi che ampliano la narrazione oltre la moda: materiali provenienti dall’Archivio di Stato di Reggio Calabria, documenti inediti, libri, bozzetti, manifesti, polaroid, interviste, fotografie di Roberto Orlandi che raccontano l’universo Versace negli anni delle grandi collaborazioni e delle top model e ritratti firmati da Helmut Newton e Alice Springs contribuiscono a costruire un ritratto sfaccettato dello stilista. A questi si affiancano due interventi artistici contemporanei integrati nell’allestimento: la scultura lignea di Marcos Marin, collocata nella piazza Orsi del Museo, e la tela di Natino Chirico dedicata allo stilista, realizzata appositamente per la mostra.
Il mito continua a vivere
Ne risulta un racconto espositivo coerente e profondo, che non costruisce un’agiografia ma una restituzione culturale. Gianni Versace emerge come interprete capace di trasformare la memoria in linguaggio, le radici in visione, la classicità in presente. La mostra non celebra soltanto il mito, ma lo riconnette al luogo che lo ha generato, mostrando come la cultura della Magna Grecia continui a vivere nella creatività contemporanea e come la moda, quando è autentica, possa diventare uno dei suoi linguaggi più potenti.
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