Catalogo mostre
Si vedono: Twelve Windows (2012–2013),realizzata in collaborazione con le artigiane dell’associazione libanese Inaash, presenta dodici pannelli di ricamo palestinese tradizionale sospesi nello spazio su cavi rossi per il bucato e il tappeto intitolato Eye Spy , realizzato dalla tessitrice Mariantonia Urru. L’apparente disegno casuale è in realtà la traduzione di un’immagine pixelata, ricavata da una registrazione digitale di un drone — una veduta aerea di una folla.
Veduta della mostra. Foto Francesca Ardau, Courtesy Fondazione e Museo Nivola
Arte Contemporanea

Mona Hatoum. Behind the Seen

Il Museo Nivola di Orani presenta una mostra personale nata dall’esito di una residenza di Mona Hatoum in Sardegna, durante la quale ha esplorato il territorio, instaurando un dialogo profondo con le culture locali e le pratiche artigianali dell’isola. Il progetto, a cura di Giuliana Altea, Antonella Camarda e Luca Cheri, propone un itinerario tra opere storiche e nuove produzioni, alcune realizzate in collaborazione con artigiani del luogo, costruendo un racconto coerente e stratificato attorno ai temi centrali della ricerca di Hatoum.

I temi dell’esposizione

La mostra riflette sul rapporto tra corpo, materia e territorio, tra ciò che appare e ciò che rimane nascosto, muovendosi lungo le tensioni che attraversano l’intera opera dell’artista: visibile e invisibile, attrazione e repulsione, controllo e vulnerabilità. Le opere non offrono risposte, ma generano ambienti di esperienza e sospensione, in cui lo spettatore è invitato a rinegoziare costantemente il proprio punto di vista e a interrogare i meccanismi attraverso cui lo spazio viene normato, sorvegliato, colonizzato. In questo senso, il percorso espositivo si configura come una sequenza di “zone critiche della percezione”, capaci di trasformare la visita in un esercizio di consapevolezza.

Le opere prodotte durante la residenza

Accanto a lavori significativi della produzione di Hatoum, trovano spazio opere nate specificamente per Orani: le gabbie per uccelli in ceramica realizzate con Terrapintada, le forme di Gathering con chiodi ossidati conficcati nella materia, le sculture sospese Shooting Stars I e II in collaborazione con il fabbro Emanuele Ziranu, e il tappeto Eye Spy, tessuto da Mariantonia Urru a partire da un’immagine digitale di sorveglianza. Ogni lavoro intreccia materiali, tecniche e simboli locali con una riflessione universale sul potere, sulla fragilità e sull’esperienza dello sradicamento vissuta in prima persona dall’artista che, nata a Beirut, in Libano, da una famiglia palestinese, vive a Londra dal 1975, quando lo scoppio della guerra civile libanese le impedì di fare ritorno nel suo paese.

Behind the Seen

Fulcro concettuale della mostra è l’installazione Behind the Seen, un assemblaggio di oggetti quotidiani – letto, sedia, fili metallici, peluche, utensili – disposti nello spazio come frammenti di una scena sospesa, carica di allusioni alla memoria, al trauma, all’invisibile che abita l’intimità domestica. Il titolo stesso suggerisce uno sguardo oltre la superficie, invitando il visitatore a sostare nel dubbio, ad attraversare le ambiguità, a percepire ciò che normalmente resta celato. Ne risulta un’esperienza intensa e silenziosa, in cui lo spazio espositivo diventa luogo di ascolto profondo e di interrogazione critica dello sguardo.

Immagine di anteprima: Veduta dell’installazione Behind the Seen. Foto Francesca Ardau, Courtesy Fondazione e Museo Nivola

© Design People Soc. Coop.

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