exhibition
veduta della mostra
Sala della stufa valtellinese, veduta della mostra. Foto Elena Datrino. L'opera di Fortunato Depero è "Danza del vento", 1952, Mart, Fondo Depero
Veduta della mostra
Sala Bevilacqua, veduta della mostra. Foto Elena Datrino. Le opere di Fortunato Depero sono "Cordial Campari", 1939, "Simultaneità metropolitane", 1946, Mart, Fondo Depero
il dipinto è esposto all'interno del camino della sala
Sala della stufa valtellinese, veduta della mostra. Foto Elena Datrino. L'opera di Fortunato Depero è "(L’uomo con la pipa) Fumatore e fiore", 1946, Mart, Fondo Depero
veduta della mostra
Sala dell'affresco, veduta della mostra. Foto Elena Datrino. L'opera di Fortunato Depero è "Cavalli sulla corda", 1948, Mart, Fondo Depero
schizzo dell'allestimento che ricostruisce in mostra il ViBi Bar di Depero
Giovanni Sanna, a-fact architecture factory, allestimento della sala del ViBi Bar, Museo Bagatti Valsecchi

Un progetto site specific dentro una casa museo

La mostra “Depero. Space to Space” alla Casa Museo Bagatti Valsecchi è concepita come un intervento site specific fondato sulla relazione tra opera, architettura storica e dimensione domestica. Il progetto espositivo, sviluppato da a-fact architecture factory con il contributo di LightScene Studio per il disegno illuminotecnico, assume la casa museo come struttura attiva del racconto. Non viene introdotto un ambiente neutro di esposizione: le opere di Fortunato Depero sono inserite nel sistema esistente attraverso operazioni di innesto, sostituzione e corrispondenza, costruendo un percorso che si sviluppa all’interno delle stanze senza separarle dalla collezione e dagli arredi.

Concept: la casa come opera totale

Il principio guida deriva dall’affinità tra la dimora costruita dai fratelli Bagatti Valsecchi e la concezione di Depero dell’opera totale. In entrambi i casi l’abitazione è pensata come luogo di integrazione tra arti, oggetti e vita quotidiana. Su questa base, l’allestimento utilizza arredi, nicchie, armadi e passaggi come dispositivi espositivi, evitando supporti autonomi o strutture invasive. Le opere sono così trattate come presenze integrate all’ambiente domestico: in alcuni casi sostituiscono temporaneamente elementi della casa, in altri si inseriscono per prossimità formale o cromatica, contribuendo a ridefinire la lettura degli ambienti lungo l’intero percorso di visita.

Costruzione del percorso e articolazione delle stanze

Il percorso si articola come una progressione ambientale. L’ingresso è affidato a Il maggiordomo, posizionato come figura di accoglienza e dispositivo di soglia, che introduce il visitatore alla logica dell’intervento. Da qui la mostra si sviluppa attraverso biblioteca, sale di rappresentanza, ambienti privati e spazi di servizio. In alcune stanze le opere sostituiscono temporaneamente dipinti o oggetti della collezione storica, in altre sono inserite in teche leggere o su supporti trasparenti; altrove dialogano per assonanza cromatica e formale con le decorazioni esistenti. La sequenza alterna momenti di continuità a episodi di discontinuità controllata, costruendo un ritmo che accompagna la visita senza introdurre compartimentazioni artificiali.

Supporti, materiali e soluzioni reversibili

Le soluzioni espositive sono calibrate per non interferire con la materia storica dell’edificio. Strutture leggere, fondali cromatici puntuali e supporti reversibili consentono l’inserimento delle opere senza modifiche permanenti. Il progetto evita l’uso di apparati invasivi e privilegia dispositivi minimi: telai, basi, teche e superfici di appoggio che permettono alle opere di emergere mantenendo leggibile l’architettura. L’allestimento agisce quindi per sottrazione e per integrazione, costruendo una scenografia diffusa che si attiva stanza per stanza.

La luce come regia dello spazio

L’illuminazione è parte integrante del sistema espositivo. Il progetto di LightScene Studio interviene sull’impianto esistente per costruire una scena luminosa controllata, basata su accenti, tagli e zone di penombra. Fasci di luce direzionati definiscono i punti focali, mentre una luce ambientale più morbida mantiene la continuità con la casa. Il risultato è una composizione chiaroscurale che orienta lo sguardo e accompagna la lettura delle opere, senza isolare gli oggetti dal contesto domestico.

L’ambiente conclusivo come area di relazione

Il percorso si conclude nella Sala Mostre, reinterpretata come spazio di sosta e relazione ispirato ai progetti di Depero per il ViBi bar. Qui l’allestimento assume una configurazione più aperta, con elementi che invitano alla permanenza e alla socialità, chiudendo la visita con un ambiente pensato per l’esperienza collettiva.

Dalla lettura degli ambienti alla messa in opera

Dal punto di vista operativo, il progetto si fonda su un processo di adattamento progressivo: rilievo degli spazi, individuazione dei punti di dialogo tra opere e ambienti, definizione delle soluzioni di supporto e del sistema luce, verifica delle condizioni conservative e delle interferenze con la collezione permanente. L’intervento si configura come un’operazione di inserimento temporaneo e reversibile, in cui progettazione architettonica, curatela e disegno della luce concorrono a costruire un’unica regia spaziale.

Uno spazio che diventa racconto

“Depero. Space to Space” si presenta come un dispositivo espositivo integrato: un progetto che utilizza la casa storica come struttura narrativa e costruisce un’esperienza di visita basata sulla continuità tra opera e spazio, tra esposizione e abitare. L’allestimento non introduce un nuovo contenitore, ma lavora all’interno di quello esistente, attivandone le potenzialità e rendendolo parte attiva del racconto.

© Design People Soc. Coop.

Depero. Space to Space. La creazione della memoria
13 febbraio - 2 agosto 2026
Museo Bagatti Valsecchi, Milano