Da silo portuale a museo: la trasformazione di un’infrastruttura industriale premiata dal Prix Versailles
Rigenerare un silo industriale
Il progetto Kunstsilo a Kristiansand, ricavato dalla trasformazione di un silo portuale del 1935, ha ricevuto nel 2025 il Prix Versailles – World Title nella categoria musei, riconoscimento internazionale dedicato a interventi architettonici che integrano qualità progettuale, valorizzazione del patrimonio e sostenibilità. Il premio, annunciato presso la sede UNESCO di Parigi, ha evidenziato la riconversione di una struttura industriale dismessa in una nuova infrastruttura culturale aperta alla città.
Da struttura portuale a spazio espositivo
Kunstsilo nasce dalla riqualificazione di un grande silo granario situato sulla penisola di Odderøya. L’edificio originario, progettato da Arne Korsmo e Sverre Aasland, è stato oggetto di un intervento avviato nel 2016 e completato nel 2024.
Il progetto architettonico è firmato da Mestres Wåge Arquitectes, con Mendoza Partida e BAX Studio; Scenario ha curato gli interni, Henning Larsen paesaggio e luce, mentre la costruzione è stata realizzata da Backe Sør. Il complesso supera gli 8.000 m² e integra funzioni espositive, educative e pubbliche in un unico organismo che mantiene la struttura originaria come matrice spaziale.
Sistema distributivo e organizzazione degli spazi
L’intervento assume il silo come struttura generatrice dell’impianto museale. I trenta cilindri in calcestruzzo sono stati svuotati per ricavare un atrio a tripla altezza che funge da nodo di orientamento e distribuzione.
Le gallerie si organizzano attorno a questo spazio centrale secondo un sistema anulare che sfrutta la geometria cilindrica esistente. Il percorso alterna ambienti di diversa scala e altezza, definendo una sequenza continua tra volumi strutturali, passerelle e sale espositive. La luce naturale, introdotta attraverso aperture controllate nella massa del silo, diventa elemento funzionale alla leggibilità dello spazio e alla percezione della verticalità.
Spazio pubblico e rapporto con il waterfront
L’edificio si inserisce nel nuovo quartiere culturale di Kristiansand e ridefinisce la relazione con il lungomare. Il piano terra è concepito come spazio permeabile, in continuità con la piazza e con il sistema degli spazi pubblici.
Un volume aggiuntivo sul retro integra le funzioni richieste dal programma senza alterare la riconoscibilità della struttura storica. In copertura, una struttura vetrata ospita spazi per eventi e un punto panoramico affacciato sulla costa, ampliando le possibilità di utilizzo dell’edificio.
Programma espositivo e dispositivi
Kunstsilo riunisce tre collezioni, tra cui la Tangen Collection, dedicata al modernismo nordico. Il programma comprende gallerie permanenti e temporanee, biblioteca, archivi, aule e spazi multifunzionali, distribuiti in relazione con il grande atrio centrale che funge da cerniera tra esposizione, servizi e attività educative.
Tra i dispositivi tecnologici, l’ambiente immersivo S-Lab introduce esperienze interattive e contenuti in realtà aumentata, integrando il percorso espositivo con strumenti digitali e modalità di fruizione ampliata.
Intervento sul patrimonio e struttura
Dal punto di vista strutturale, il silo è stato trattato come un elemento portante continuo. Gli interventi si sono concentrati sul rinforzo delle zone interessate dai tagli interni necessari alla creazione del grande vuoto centrale e dei nuovi collegamenti.
La strategia progettuale ha mantenuto materia e geometria originarie, integrandole con nuove infrastrutture funzionali e distributive. L’identità industriale viene così riletta come sistema spaziale per l’arte e per l’uso collettivo.
Un nuovo luogo per la città
Con l’apertura nel 2024, Kunstsilo è diventato una nuova infrastruttura culturale per la città e per la regione, inserita in un sistema urbano che connette patrimonio industriale, produzione artistica e spazio pubblico.
Il riconoscimento del Prix Versailles ha sottolineato la coerenza tra progetto architettonico, programma culturale e sostenibilità, evidenziando il ruolo dell’intervento nella riattivazione di un edificio dismesso come spazio espositivo contemporaneo.
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