
Maria Barosso. Artista e archeologa nella Roma in trasformazione
La Centrale Montemartini ospita la prima esposizione monografica dedicata alla figura di Maria Barosso artista e archeologa torinese che nei primi decenni del Novecento contribuì in modo decisivo alla documentazione del patrimonio storico-archeologico e delle trasformazioni urbanistiche di Roma attraverso disegni e acquerelli.
Un profilo poco noto
Prima donna funzionaria presso la Direzione Generale Antichità e Belle Arti, Barosso lavorò dal 1905 accanto all’archeologo Giacomo Boni, documentando principali cantieri archeologici e le demolizioni che ridefinirono il volto della Capitale. Il progetto espositivo si propone di valorizzare questa figura ancora poco riconosciuta e di ripercorrere il suo rapporto con la città, i personaggi e le istituzioni con cui si è confrontata.
Il progetto espositivo
Il progetto espositivo riunisce 137 opere: circa 100 sono stampe, disegni, acquerelli e dipinti realizzati da Maria Barosso in modo estremamente accurato e rigoroso, provenienti in gran parte dai depositi della Sovrintendenza Capitolina e affiancati da prestiti di istituzioni e collezioni private.
L’itinerario si apre con una sezione introduttiva dedicata alla biografia e al percorso professionale dell’artista. Il percorso si sviluppa poi attraverso i luoghi della Roma in trasformazione riprodotti da Barosso e messi in dialogo con fotografie, documenti e manufatti storici.
Gli affreschi, i mosaici e i dipinti
La mostra prosegue con sezioni dedicate alle riproduzioni di affreschi e mosaici realizzate per interventi di restauro nelle chiese romane e alla produzione incisoria dell’artista. A chiudere la mostra è un gruppo di dipinti di artisti contemporanei tra cui Mario Mafai, Eva Quagliotto e Tina Tommasini che, come Barosso, hanno raccontato la città nel momento in cui il suo volto storico veniva profondamente trasformato.
Grandi trasformazioni urbanistiche
Attraverso le tavole di Barosso emergono le grandi trasformazioni urbanistiche del primo Novecento: dalle demolizioni che accompagnarono l’apertura di nuove vie monumentali alle scoperte archeologiche emerse durante gli scavi. I disegni dell’artista rappresentano l’unica testimonianza visiva di monumenti oggi perduti, come il Compitum Acilium, piccolo santuario distrutto durante i lavori degli anni Trenta ma conservato nella memoria grazie alla sua documentazione grafica.
L’allestimento
Un percorso urbano, una “passeggiata per Roma” per scoprire i luoghi descritti da Barosso con i suoi disegni, dipinti e acquerelli, allestito dalla Sovrintendenza Capitolina.
Immagine di anteprima: Demolizione delle case in Via Cremona per gli scavi al Foro di Cesare, Maria Barosso, 1932. © Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Foto di Alfredo Valeriani
© Design People Soc. Coop.