
Hannah Levy. Blue Blooded – Sangue blu
La mostra al Museo Nivola presenta la prima personale italiana di Hannah Levy, articolata attorno a un gruppo di nuove sculture ispirate al granchio a ferro di cavallo. Questo organismo antico e il suo peculiare sangue blu diventano il fulcro simbolico dell’esposizione, attorno al quale si sviluppa una riflessione che intreccia natura, tecnologia e sistemi della vita contemporanea.
Un organismo come matrice
Il percorso espositivo si costruisce a partire dalla figura del limulo, presenza che orienta ogni opera anche quando non è immediatamente riconoscibile. Le sculture combinano metallo lucidato, silicone e vetro traslucido, generando forme sinuose che evocano anatomie animali e strutture organiche. Tra richiami naturalistici e suggestioni più artificiali, le opere si presentano come presenze ambigue, sospese tra attrazione e inquietudine.
Una presenza centrale nello spazio
Al centro della mostra si colloca una grande struttura tentacolare in acciaio inox e silicone, che attraversa la navata del museo. Le sue proporzioni dialogano con l’architettura e la sua forma richiama insieme una tettoia leggera e uno scheletro fossilizzato, configurandosi come un organismo che abita lo spazio tra rifugio e reliquia. Intorno a essa si dispongono altre opere: sculture in vetro sostenute da artigli metallici, gusci in alluminio dalle forme accentuate e elementi installati a parete che afferrano sfere di vetro blu, componendo un insieme coerente di corpi in tensione.
Il dialogo con lo spazio espositivo
Il progetto nasce in relazione diretta con l’ex lavatoio di Orani, sede del museo. La lunga navata, il tetto a capanna e la struttura essenziale dell’edificio diventano parte integrante del racconto, offrendo un contrappunto alle linee morbide e pulsanti delle sculture. Le opere sono disposte come presenze viventi, in equilibrio tra rigidità e flessibilità, naturale e artificiale, facendo dell’architettura una cassa di risonanza per le tensioni visive e materiali della mostra.
Tra materia e trasformazione
Il percorso mette in evidenza processi di trasformazione della materia: il vetro, ad esempio, appare come traccia congelata di una fase fluida, modellata dalla pressione del metallo. Tecniche tradizionali come la fusione a cera persa convivono con materiali industriali, contribuendo a costruire un universo scultoreo in cui forme arcaiche e sensibilità contemporanee si intrecciano.
Veduta della mostra. Courtesy Museo e Fondazione Costantino Nivola, foto Andrea Mignogna
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