Materia e taglio tra Burri e moda giapponese
Il progetto espositivo “Abitare il Nero” prende forma attorno a Nero con punti di Alberto Burri, posto in dialogo con una selezione di capi di Issey Miyake, Yohji Yamamoto e Junya Watanabe. La mostra, a cura di
, costruisce un confronto diretto tra ambiti disciplinari diversi, assumendo il nero come elemento comune e operativo, capace di mettere in relazione materiali, processi e modalità costruttive.
Un progetto che nasce dalla ricerca
L’esposizione è l’esito di un percorso avviato con il restauro dell’opera nel 2019, proseguito con una mostra e una giornata di studi dedicate, e confluito in un quaderno di approfondimento. Questo costituisce il quadro di riferimento del progetto attuale.
Il dispositivo espositivo
L’allestimento si fonda su una scelta di forte concentrazione: un’unica opera pittorica e cinque abiti. La riduzione degli elementi orienta la lettura verso le relazioni, costruendo un sistema basato sulla prossimità e sul confronto diretto. Il percorso si organizza per analogie, mettendo in evidenza corrispondenze tra superfici, strutture e processi.
La materia come linguaggio
Il dialogo si sviluppa attorno a elementi operativi condivisi. Nel lavoro di Burri la superficie si configura come luogo di trasformazione, attraversata da lacerazioni e interventi di sutura. Nei capi dei designer giapponesi il tessuto assume una funzione analoga: strappi, pieghe e irregolarità diventano parte costitutiva del progetto. Come scrive in catalogo la curatrice, è in questa tensione tra materia, taglio e ricucitura che si attiva una relazione tra pratiche diverse, dove la materia coincide con la costruzione del linguaggio.
Il nero come spazio operativo
Il nero agisce come elemento unificante del percorso. Non è utilizzato come semplice valore cromatico, ma come dispositivo capace di rendere leggibili profondità e stratificazioni. Come sottolinea Silvia Casagrande il nero consente di portare in evidenza ombra, vuoto e silenzio, attivando un campo percettivo in cui la forma si costruisce per sottrazione.
Riferimenti e costruzione del racconto
Il progetto integra riferimenti alla cultura estetica giapponese, in particolare al pensiero di Jun’ichirō Tanizaki, che orientano la lettura verso una dimensione in cui luce e oscurità convivono. Questi elementi, evidenzia ancora la curatrice, contribuiscono a definire un sistema di relazioni fondato su ombra, vuoto e stratificazione, che struttura in modo implicito il racconto espositivo.
Un’esperienza per relazione
L’esperienza di visita si costruisce attraverso un dispositivo essenziale, che privilegia l’osservazione ravvicinata e la lettura delle corrispondenze. La mostra lavora per intensità: pochi elementi, messi in relazione diretta, definiscono un campo di attenzione concentrato. In questo assetto, il visitatore è chiamato a riconoscere analogie e differenze tra pittura e moda, seguendo un percorso che si sviluppa attraverso materia e trasformazione.
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