
Feedback. Gli ambienti di Franco Vaccari
A Bolzano, al terzo e al quarto piano di Museion, la mostra dedicata a Franco Vaccari ripercorre oltre quarant’anni di ricerca attraverso ambienti, fotografie, video, libri d’artista e materiali d’archivio. L’esposizione, curata da Frida Carazzato e Luca Panaro con allestimento di Fosbury Architecture, mette al centro gli “ambienti” concepiti dall’artista come spazi da attraversare e attivare, dove il pubblico entra a far parte dell’opera stessa. Più che oggetti autonomi, i lavori di Vaccari diventano situazioni aperte che prendono forma attraverso la presenza e i movimenti dei visitatori.
Fotografie, video e ambienti
Il percorso riunisce opere realizzate tra il 1968 e il 2005, dalle celebri Esposizioni in tempo reale a lavori come La scultura buia, Sogni n.1, Codemondo, Ambiente grigio multiuso e Lascia su queste pareti una traccia fotografica del tuo passaggio, presentata alla Biennale di Venezia del 1972. Fotografie, collage, installazioni sonore, filmati e materiali documentari raccontano una pratica che attraversa media differenti, ritornando su temi come le tracce lasciate dalle persone, la dimensione collettiva e il rapporto tra tecnologia, memoria e percezione.
Il percorso espositivo
La mostra non segue un ordine cronologico, ma si sviluppa come un attraversamento di ambienti e situazioni differenti. Al terzo piano il percorso si concentra su dimensioni intime, percettive e oniriche, tra stanze oscurate, sogni registrati, luci, nebbie artificiali e dispositivi che modificano il modo di vedere e abitare lo spazio. Al quarto piano il visitatore incontra invece opere legate alla dimensione pubblica e collettiva, tra cabine fotografiche, cinema, bar e luoghi di incontro temporaneo. Gli ambienti ricostruiti o riadattati per Museion mantengono il carattere aperto e sperimentale dei lavori originali, invitando il pubblico a muoversi, sostare, osservare e partecipare.
L’allestimento
L’allestimento progettato da Fosbury Architecture accompagna il percorso attraverso strutture, passaggi e ambienti che riprendono l’estetica essenziale della ricerca di Vaccari. Gli spazi non vengono ricostruiti in modo filologico, ma reinterpretati a partire da fotografie, schizzi e materiali d’archivio, mantenendo il carattere aperto e sperimentale degli ambienti originali. Come racconta il collettivo in una recente intervista, il progetto ha cercato di allinearsi alla pratica dell’artista anche attraverso l’impiego di materiali comuni, elementi recuperati e strutture lasciate volutamente grezze. Legno naturale, bancali, carta da pacco e oggetti riutilizzati costruiscono un percorso essenziale, attraversato da aperture, spioncini e incursioni visive tra un ambiente e l’altro, che richiamano la dimensione voyeuristica presente nel lavoro di Vaccari. Laser, zone oscurate, suoni e dispositivi percettivi trasformano così le sale in spazi da abitare e sperimentare, dove il pubblico continua a essere parte attiva dell’opera, lasciando tracce, sostando, osservando o interagendo con gli ambienti.
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