Un museo aperto al cambiamento. Powerhouse Parramatta
Il 7 novembre 2026 apre al pubblico Powerhouse Parramatta, nuova sede del museo australiano dedicato alle arti applicate, al design, alla scienza e alla tecnologia. Sorge a Western Sydney, sulla riva del Parramatta River, ed è la prima istituzione culturale statale realizzata in quest’area della città. Progettato dallo studio franco-giapponese Moreau Kusunoki, lead designer, con lo studio australiano Genton, local architect, il complesso occupa circa 30.000 metri quadrati. Il progetto non organizza il museo attorno a una sequenza prestabilita di gallerie, ma costruisce un’infrastruttura capace di accogliere esposizioni di scala e natura differenti, insieme ad attività educative, di ricerca e produzione, residenze e programmi pubblici.
Grandi spazi per una programmazione variabile
La flessibilità degli ambienti espositivi è uno degli elementi che definiscono il nuovo museo. Il programma non parte dalla costruzione di un percorso permanente, ma dalla possibilità di trasformare gli spazi in relazione alle collezioni e alle mostre temporanee.
Il caso più evidente è una delle maggiori sale espositive senza colonne realizzate in Australia: oltre 2.000 metri quadrati di superficie e un’altezza di 18 metri. Dimensioni che permettono di lavorare con oggetti difficilmente compatibili con una galleria convenzionale. All’apertura, questo grande volume ospita “Task Eternal”, mostra dedicata al tentativo umano di vincere la gravità, volare ed esplorare lo spazio.
Gli ambienti sono concepiti per sostenere una programmazione modificabile e aumentare l’accessibilità a una collezione di oltre mezzo milione di oggetti. Non esiste quindi una corrispondenza rigida tra sala e contenuto: sono le esposizioni a ridefinire configurazione e modalità di utilizzo degli spazi. Per una collezione che attraversa arti applicate, scienza, tecnologia, ingegneria e design, questa capacità di adattamento diventa uno dei principi organizzativi dell’architettura.
Oltre le sale espositive
Accanto alle gallerie trova posto la Lang Walker Family Academy, destinata ad accogliere ogni anno fino a 10.000 studenti delle scuole secondarie di Western Sydney e del New South Wales regionale, anche attraverso soggiorni all’interno del museo. Trenta appartamenti ospitano invece scienziati, ricercatori e creativi chiamati a collaborare con l’istituzione.
Anche la copertura è utilizzata come parte attiva del complesso: la terrazza comprende un giardino produttivo con specie vegetali indigene, una serra, un osservatorio con telescopi sotto un tetto retrattile e un padiglione per incontri, workshop e programmi pubblici. Attività espositiva, formazione, ricerca e residenza vengono così riunite nello stesso edificio.
Il museo e il fiume
Negli spazi esterni, il progetto paesaggistico di Tyrrell Studio costruisce il rapporto con il Parramatta River attraverso pietre, raccolte d’acqua piovana e vegetazione. È stato sviluppato con la guida culturale della curatrice Emily McDaniel e di Beau James, Director First Nations di Powerhouse, attraverso il confronto con gli anziani Baramadagal e rappresentanti della comunità Dharug.
Il paesaggio mette in relazione edificio, spazio pubblico e waterfront. Raccolta dell’acqua, energie rinnovabili, pratiche zero-waste per le esposizioni e giardino produttivo rientrano inoltre nelle strategie ambientali del complesso, progettato per operare a emissioni nette zero fin dall’apertura.
Il design entra nell’architettura
Alla struttura progettata da Moreau Kusunoki e Genton si affiancano gli interventi di oltre cinquanta designer australiani, coinvolti nella definizione degli interni, degli arredi e degli spazi di servizio. Le commissioni attraversano l’edificio, dalla Lang Walker Family Academy alle residenze, dal ristorante al negozio e al cinema.
Fiona Lynch ha progettato gli ambienti per il soggiorno degli studenti della Academy, mentre YSG ha lavorato ai trenta appartamenti destinati alle residenze. George Livissianis firma il ristorante affacciato sul fiume, Alexander Lotersztain di Derlot costruisce lo spazio retail attorno a un volume cilindrico in acciaio spazzolato, mentre Tom Fereday progetta gli arredi per il cinema e il bar.
Per un museo che comprende il design tra i propri ambiti di ricerca e collezione, arredi, superfici e attrezzature diventano così parte dell’esperienza quotidiana dell’edificio. Alcune commissioni entrano direttamente nelle mostre: Damien Wright e Bonhula Yunupingu hanno realizzato una vetrina per “Task Eternal”, mentre Caon Design Office ha progettato una capsula del tempo destinata a raccogliere innovazioni scientifiche.
Cinque mostre per inaugurare gli spazi
Il programma di apertura rende evidente la varietà di configurazioni per cui Powerhouse Parramatta è stato concepito. Le cinque mostre riuniscono oltre 3.000 oggetti, più di 1.600 dei quali provenienti dalla collezione del museo. “The Dark”, rivolta ai bambini dai quattro ai dodici anni, costruisce una sequenza di ambienti immersivi; “Es Devlin: The Turning”, prima grande mostra australiana dedicata all’artista britannica, riunisce cinque installazioni; “Overflow” affronta i sistemi di acqua dolce e salata del New South Wales attraverso un progetto guidato dalle comunità First Nations; “Task Eternal”, progettata dallo studio di Pechino OPEN Architecture, utilizza il grande volume espositivo per presentare oltre 850 oggetti dedicati al volo e all’esplorazione dello spazio.
È però “The Mall” a stabilire il rapporto più diretto tra architettura, ricerca e progetto espositivo. La mostra è curata e progettata da Powerhouse insieme a OMA/AMO, con un gruppo guidato da David Gianotten, Gabriel Duarte e Sylvia Chan, e prosegue una ricerca dello studio sull’architettura commerciale che ha tra i suoi precedenti The Harvard Guide to Shopping.
Distribuita su due livelli, “The Mall” è articolata in cinque spazi – Arcade, Desire, Transaction, Ideal City e Forum – che traducono in forma espositiva altrettanti aspetti dell’evoluzione del commercio. Dalla galleria ottocentesca ai sistemi commerciali governati dall’intelligenza artificiale, il mall è contemporaneamente oggetto della ricerca e principio organizzativo della mostra.
Più di 560 oggetti della Powerhouse Collection dialogano con oltre 280 prestiti, materiali d’archivio e testimonianze raccolte nella comunità locale. Tra gli interventi figurano una reinterpretazione in grande scala di un’arcade commerciale ottocentesca di Sydney, nuove commissioni affidate a designer e artisti e una ricerca di OMA/AMO su 101 centri commerciali nel mondo.
Le esposizioni inaugurali occupano quindi il nuovo edificio secondo modalità diverse: dall’ambiente immersivo alla grande installazione, dalla ricerca partecipata alla presenza di oggetti aerospaziali di notevoli dimensioni. “The Mall” aggiunge un ulteriore livello, facendo coincidere il tema dell’architettura commerciale con la costruzione dello spazio espositivo. Nel loro insieme, le cinque mostre rendono leggibile fin dall’apertura il principio su cui è costruito Powerhouse Parramatta: non una configurazione permanente, ma spazi capaci di trasformarsi insieme alla programmazione.
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