
Metamorfosi. Ovidio e le arti
Dopo la prima tappa al Rijksmuseum di Amsterdam, la mostra arriva alla Galleria Borghese con una configurazione pensata appositamente per gli spazi del museo romano. Curata da Francesca Cappelletti e Frits Scholten, la mostra riunisce oltre ottanta opere e prende le mosse dalle Metamorfosi di Ovidio per indagare il mutamento della materia, del corpo e della natura attraverso secoli di produzione artistica.
Una mostra dentro le Metamorfosi
Il rapporto con la sede è parte integrante del progetto. La presenza del poema ovidiano attraversa infatti la storia stessa della Galleria Borghese: nel Settecento Antonio Asprucci riorganizzò gli ambienti ponendo le sculture al centro delle sale e integrandole in un apparato decorativo ispirato alle Metamorfosi. L’esposizione si inserisce in questa trama preesistente, mettendo i prestiti in dialogo con la collezione permanente e con l’architettura.
Il mito attraversa le sale
L’allestimento, curato dall’artista e scenografo francese Hubert Le Gall, accompagna una successione di nuclei tematici costruiti intorno ai racconti di Ovidio. Dal caos e dalla creazione del mondo si passa ad Apollo e Dafne, al rapimento di Proserpina, ad Aracne e Leda, fino a Pigmalione, Perseo e al potere dell’amore. Dipinti, sculture, arazzi e manoscritti attraversano così epoche e tecniche differenti seguendo le molte forme assunte dalla trasformazione.
Alcuni capolavori della collezione diventano punti di riferimento attorno ai quali si dispongono i prestiti. L’Apollo e Dafne di Bernini dialoga con l’interpretazione dello stesso mito di Pollaiolo, mentre il Ratto di Proserpina è al centro del nucleo dedicato a Plutone e al mondo sotterraneo. Il confronto tra opere lontane nel tempo rende visibile la continuità con cui il testo ovidiano è stato tradotto e reinterpretato attraverso le immagini.
Trasformare il museo
La versione romana non replica quella presentata ad Amsterdam: a partire da una base comune di opere, ciascuna istituzione ha costruito un’esposizione legata alla propria identità e ai propri spazi. Alla Galleria Borghese il progetto trova così un contesto già profondamente segnato dall’immaginario ovidiano, dove opere ospiti, collezione permanente, decorazione e architettura concorrono alla costruzione del racconto espositivo.
Immagine di anteprima: Veduta della mostra. Foto A. Novelli. © Galleria Borghese
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