
Ai Weiwei: Aftershock
Circa settanta opere attraversano cinque decenni di ricerca di Ai Weiwei negli spazi del MAXXI L’Aquila. Installazioni, video, fotografie e sculture, realizzati con materiali che vanno dall’acciaio alla porcellana, dal vetro ai mattoncini giocattolo, compongono Aftershock, mostra curata da Tim Marlow e costruita in rapporto con gli spazi di Palazzo Ardinghelli.
Attraversare il palazzo
Il percorso prende avvio nella corte, coperta da un grande telo della serie Camouflage Nets, il cui disegno proietta ombre sulle superfici dell’architettura. Al piano nobile, le prime tre sale accolgono Straight, realizzata con tondini d’acciaio recuperati dalle scuole crollate durante il terremoto del Sichuan del 2008. Presentata per la prima volta in tre ambienti distinti, l’installazione si sviluppa a pavimento in lunghe distese di barre affiancate, mettendosi a confronto con le decorazioni e le aperture del palazzo.
Opere e materiali
La messa in scena cambia insieme alla natura dei lavori. Frammenti di porcellana occupano il pavimento, teche in legno e vetro accolgono piccoli oggetti, mentre grandi composizioni realizzate con mattoncini giocattolo si estendono sulle pareti, riprendendo fotografie e immagini della storia dell’arte, da Munch e Van Gogh a Guido Reni. Fotografie e video trovano invece spazio nel corridoio e in ambienti dedicati.
Dentro l’architettura
L’allestimento alterna opere a parete, oggetti isolati e installazioni che occupano direttamente il pavimento o si sviluppano in altezza. Le diverse scale entrano così in rapporto con la successione degli spazi di Palazzo Ardinghelli: dalle superfici orizzontali di Straight alle strutture sospese, dalle grandi immagini alle teche, lasciando leggibili porte, finestre, decorazioni e prospettive interne.
Immagine di anteprima: Veduta della mostra. Foto Giorgio Benni, Courtesy Fondazione MAXXI
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