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sul tetto del Museo spicca il Tornado, aggiunto all'edificio originale dal progetto di MAD Architects
Veduta esterna del Fenix Museum of Migration a Rotterdam. © Iwan Baan
in primo piano le vetrate dei due piani dell'edificio e in alto una veduta laterale del Tornado
Veduta esterna del Fenix Museum of Migration a Rotterdam. © Iwan Baan
Veduta del Museo dal mare al tramonto
Veduta del Museo dal mare al tramonto. © Iwan Baan
Il Tornado, doppia scala elicoidale che conduce alla terrazza panoramica, vista dall'interno del Museo
Il Tornado, doppia scala elicoidale che conduce alla terrazza panoramica, vista dall'interno del Museo. © Iwan Baan
dettaglio della curva del Tornado nella parte sul tetto dell'edificio
Particolare del Tornado nella parte superiore. © Iwan Baan
spazio in cui sono esposte alcune foto sul tema della migrazione
Allestimento dello spazio espositivo del Museo. © Iwan Baan

Il primo museo d’arte interamente dedicato al tema delle migrazioni

La trasformazione dell’ex San Francisco Warehouse di Rotterdam nel nuovo Fenix Museum of Migration nasce da un intervento architettonico che affronta in modo diretto il rapporto tra memoria industriale e nuove forme di fruizione culturale. La scelta di istituire a Rotterdam un museo dedicato alla migrazione nasce dalla storia stessa della città, porto europeo di partenza e approdo per milioni di persone dirette verso altri continenti, e trova nel San Francisco Warehouse – magazzino della Holland-America Line affacciato sui moli da cui si partiva e si arrivava – il luogo più coerente per trasformare un’infrastruttura del movimento in spazio di riflessione culturale. L’edificio, costruito nel 1923 su progetto di Cornelis Nicolaas van Goor per la Holland-America Line, era all’epoca uno dei più grandi magazzini di trasbordo al mondo: una struttura lunga 360 metri, affacciata sui moli da cui per decenni partirono e arrivarono merci e persone. Nel corso del Novecento, i bombardamenti della Seconda guerra mondiale, un incendio e successive ricostruzioni avevano profondamente alterato l’assetto originario, frammentando il complesso e stratificando interventi funzionali che ne avevano progressivamente indebolito la leggibilità architettonica.

Lo studio MAD Architects: una visione globale

L’intervento è stato progettato da MAD Architects, studio internazionale fondato nel 2004 dall’architetto Ma Yansong e guidato insieme ai partner Dang Qun e Yosuke Hayano, con sedi a Pechino, Los Angeles e Roma. Attivo su scala globale, MAD Architects è riconosciuto per una ricerca progettuale che unisce sperimentazione formale, attenzione al paesaggio e uso avanzato delle tecnologie, con opere realizzate in Asia, Europa e Nord America e una presenza consolidata nel dibattito architettonico contemporaneo.

Recuperare la struttura, restituire leggibilità

Il progetto di ristrutturazione, affidato allo studio MAD Architects con la consulenza di Bureau Polderman per il restauro, prende avvio da un principio di rispetto strutturale e tipologico. L’intervento mira a recuperare il carattere industriale dell’edificio, riportando in evidenza la robusta ossatura in calcestruzzo, il ritmo regolare delle aperture e la scansione spaziale originaria, liberata dalle superfetazioni accumulate nel tempo. Il ripristino delle facciate e delle cromie storiche contribuisce a restituire all’involucro una presenza coerente nel paesaggio portuale, riaffermando il legame tra architettura e contesto urbano.

Riorganizzare lo spazio per il museo contemporaneo

Su questa base conservativa si innesta una riorganizzazione profonda degli spazi interni, pensata per rispondere alle esigenze di un museo contemporaneo. I 16.000 metri quadrati dell’edificio sono articolati su due livelli principali, con ampie superfici a pianta libera che garantiscono flessibilità d’uso e continuità visiva. L’impianto distributivo è concepito per favorire un’esperienza di visita intuitiva e progressiva, in cui l’orientamento avviene attraverso lo spazio stesso più che attraverso una sequenza rigidamente prescritta.

Luce, vuoto e percorso verticale

Elemento centrale dell’intervento è l’apertura della copertura, che introduce luce naturale nel cuore dell’edificio e crea un grande vuoto verticale attorno al quale si organizza il percorso. In questo spazio prende forma il Tornado, una doppia scala elicoidale alta 30 metri che attraversa l’intero volume e conduce alla terrazza panoramica sul tetto. La scala, lunga complessivamente 550 metri, è concepita come un sistema strutturale complesso, con tratti che si avvicinano, si sovrappongono o si separano, offrendo al visitatore più possibilità di salita e di attraversamento.

Un dispositivo spaziale e percettivo

Rivestito in pannelli di acciaio inox curvati e lucidati con tecnologia CNC, il Tornado introduce una dimensione fortemente percettiva all’interno dell’architettura industriale esistente. Le superfici riflettenti catturano il movimento delle persone, il cielo e l’attività del porto, integrando elementi mutevoli e temporanei nella materia costruita. Dal punto di vista funzionale, la scala non è solo un collegamento verticale, ma un dispositivo spaziale che guida il visitatore attraverso l’edificio, trasformando il movimento in parte integrante dell’esperienza museale.

Un museo permeabile alla città

L’intervento presta particolare attenzione anche alla relazione tra edificio e città. Al piano terra, sul lato est, lo spazio è stato aperto e trasformato in una grande piazza coperta, accessibile liberamente tutto l’anno. Questa “civic plaza” agisce come soglia urbana, riducendo la distanza tra museo e spazio pubblico e rendendo l’edificio permeabile e accogliente. La scelta di collocare qui le funzioni di accoglienza contribuisce a rendere immediata la comprensione dell’edificio e ad agevolare l’ingresso del pubblico, anche indipendentemente dalla visita alle gallerie.

Strategie ambientali e aggiornamento prestazionale

Sul piano ambientale, la ristrutturazione integra soluzioni orientate alla sostenibilità. La copertura dell’edificio è stata trasformata in un tetto verde di 6.750 metri quadrati, che migliora l’isolamento termico e contribuisce a ridurre i consumi energetici. Il sistema consente inoltre la ritenzione dell’acqua piovana nel substrato vegetale, favorendo un ciclo naturale di raccolta ed evaporazione e migliorando il microclima dell’edificio.

Continuità tra memoria e progetto

Nel suo insieme, l’intervento si configura come un progetto di rigenerazione architettonica che utilizza l’esistente come struttura portante, fisica e simbolica, su cui innestare nuovi dispositivi spaziali. La conservazione della materia industriale e l’inserimento di un elemento fortemente caratterizzante come il Tornado rispondono agli obiettivi del museo di offrire spazi leggibili, accessibili e capaci di accompagnare il visitatore lungo un percorso continuo. L’architettura diventa così uno strumento attivo di mediazione, in cui restauro, progetto e fruizione concorrono a definire una nuova identità per un edificio storico, senza interromperne la continuità con il proprio passato.

© Design People Soc. Coop.

Fenix Museum of Migration
Paul Nijghkade 5
Rotterdam