La bellezza come materia di dialogo a Palazzo Pisani Moretta
A Venezia, negli ambienti di Palazzo Pisani Moretta affacciati sul Canal Grande, la Fondazione Dries Van Noten inaugura la propria attività con “The Only True Protest Is Beauty”, una presentazione che utilizza la bellezza come strumento per costruire relazioni e contrasti tra opere, materiali e discipline diverse. Curato da Dries Van Noten con Geert Bruloot, il progetto, che la Fondazione definisce appunto una “presentazione” più che una mostra in senso tradizionale, occupa il piano terra e i due livelli del piano nobile, articolandosi in venti stanze dove moda, design, arte, gioiello, vetro e ceramica convivono secondo una costruzione intuitiva del percorso più che attraverso una suddivisione rigidamente tematica.
Una Fondazione dedicata all’artigianato contemporaneo
La mostra nasce all’interno della nuova Fondazione Dries Van Noten, istituzione creata da Dries Van Noten e Patrick Vangheluwe e dedicata alla valorizzazione dell’artigianato come linguaggio culturale contemporaneo. Il fare manuale, il tempo della lavorazione e la trasmissione dei saperi diventano elementi centrali sia nella selezione delle opere sia nella costruzione del percorso espositivo. La Fondazione si propone come luogo di relazione tra discipline diverse – arte, moda, architettura e design – mettendo in dialogo archivi storici, produzioni indipendenti e nuove generazioni di creativi. La presentazione rappresenta così il primo dispositivo attraverso cui questa visione prende forma nello spazio veneziano di Palazzo Pisani Moretta.
Il palazzo come dispositivo espositivo
Palazzo Pisani Moretta entra nel progetto come parte integrante della narrazione. Affreschi, decorazioni, alcove e collezioni storiche influenzano il ritmo della visita e la disposizione delle opere, generando continui confronti tra stratificazione storica e produzioni contemporanee. La scelta di aprire il palazzo prima dell’avvio del restauro mantiene inoltre visibile la dimensione materiale dell’edificio: superfici, imperfezioni e tracce del tempo diventano parte dell’esperienza di attraversamento degli spazi.
Un percorso costruito per accostamenti
Il percorso si apre nel portego al piano terra, asse che collega l’ingresso dalla città agli accessi sull’acqua, dove una scultura di Peter Buggenhout introduce il rapporto tra attrazione e perturbazione che attraversa l’intera presentazione. Da qui il progetto si sviluppa come una sequenza di ambienti nei quali le opere dialogano con soffitti affrescati, arredi storici e configurazioni spaziali differenti, costruendo continui rimandi tra materiali, forme e lavorazioni.
La moda attraversa l’esposizione come elemento strutturale del racconto. Le silhouette di Christian Lacroix instaurano una relazione diretta con il carattere ornamentale del palazzo, mentre le creazioni di Rei Kawakubo per Comme des Garçons introducono volumi astratti e forme autonome che interrompono l’equilibrio decorativo degli ambienti. Accanto a queste presenze, il lavoro del designer palestinese Ayham Hassan porta nel percorso materiali grezzi e costruzioni essenziali legate ai temi della resilienza e della trasformazione. La curatela evita però una lettura cronologica o disciplinare: abiti, sculture, vetri e oggetti di design convivono negli stessi ambienti, costruendo relazioni continue tra superfici, trasparenze e dettagli decorativi.
Materiali, vetri e oggetti
Questa logica attraversa anche le altre sezioni della mostra. Le ceramiche di Kaori Kurihara dialogano con le scene conviviali dipinte sulle pareti; le opere in vetro di Ritsue Mishima, Alexander Kirkeby e Armand Louis si confrontano con la storica collezione del palazzo; le sedute contemporanee di Wendy Andreu, Nifemi Marcus-Bello e Lionel Jadot entrano in relazione con gli arredi originari degli ambienti storici. In diversi punti del percorso gli accostamenti introducono elementi di discontinuità che interrompono l’equilibrio degli ambienti e impediscono una lettura puramente decorativa della bellezza evocata dal titolo della mostra.
Scenografia, luce e dispositivi video
L’allestimento lavora soprattutto sulla costruzione di continuità spaziali tra le sale. La scenografia curata da Dries Van Noten con Geert Bruloot utilizza il palazzo come matrice del percorso, evitando strutture invasive e lasciando che siano opere, luce e materiali a definire il ritmo della visita. Il lighting design di marionanni studio enfatizza dettagli, trasparenze e profondità degli ambienti senza alterarne il carattere storico, mentre Torsello Architettura coordina l’inserimento degli interventi contemporanei all’interno della struttura esistente. La produzione scenografica è affidata a Uni.S.Ve., con Marsilio Arte responsabile della produzione generale della presentazione e della pubblicazione editoriale collegata.
Ad accompagnare il percorso sono inoltre presenti oltre venti video dedicati ai processi di realizzazione delle opere e alle conversazioni con artisti e designer. Più che apparati didattici tradizionali, questi contenuti funzionano come estensione del racconto espositivo, rendendo visibili gesti, tecniche e lavorazioni che spesso rimangono invisibili nel risultato finale.
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