
L’ultimo Matisse. Morfologie di carta
La mostra, dedicata all’ultima stagione creativa di Henri Matisse, curata da Vittoria Mainoldi, presenta un nucleo di oltre cento opere su carta che testimoniano il passaggio dell’artista dalla pittura a un linguaggio essenziale fondato su linea e colore. Il percorso mette in evidenza una ricerca che, a partire dal secondo dopoguerra, trova nelle tecniche grafiche, nell’editoria e nei celebri papiers découpés una nuova possibilità espressiva, capace di sintetizzare forma e colore in immagini di forte immediatezza.
Il percorso espositivo
Articolata in quattro sezioni, la mostra accompagna il visitatore attraverso i principali ambiti di questa fase: dai papiers découpés e la collaborazione con la rivista “Verve”, alle opere illustrate, fino alla serie Jazz e al disegno. Le opere restituiscono un linguaggio in cui figure, oggetti e corpi emergono da una tensione interna più che da contorni definiti, mentre il bianco della carta diventa parte attiva della composizione.
Il lavoro sulla carta
Il percorso segue così l’evoluzione di una pratica che, anche a causa della malattia, porta Matisse a lavorare con fogli dipinti a guazzo, ritagliati e ricomposti in composizioni colorate. Nascono i cut-outs, opere costruite con materiali semplici e tecniche elementari, ma esito di un lungo processo di semplificazione e di ricerca dell’equilibrio.
Segno e colore
Nel susseguirsi delle sezioni, la mostra restituisce una messa in scena in cui il segno si fa progressivamente essenziale e il colore torna protagonista. Le opere accompagnano il visitatore dentro una pratica costruita per sottrazione, in cui equilibrio, ritmo e composizione emergono attraverso materiali semplici e gesti misurati.
Immagine di anteprima: Henri Matisse, Le Cheval, L’Écuyère et Le Clown, Plate V, particolare, tratta da “Jazz”. Edizione facsimile dell’originale del 1947, George Braziller for The Museum of Modern Art, 1983
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