
Storia di un gesto. Il mito di Meleagro dall’arte classica a Warburg, a Picasso
Alla Fondazione Luigi Rovati una mostra, curata da Salvatore Settis, prende avvio da un’opera poco nota per seguire il lungo itinerario di un’immagine nella storia. Fulcro dell’esposizione è un sarcofago romano del II secolo d.C. con episodi del mito di Meleagro, presentato al pubblico insieme ai due rilievi laterali originari in una ricomposizione che ne restituisce per la prima volta l’unità narrativa.
Un sarcofago ricomposto
Proveniente dalle collezioni Brenta-Torno di Milano e noto soprattutto agli specialisti, il monumento racconta la caccia al cinghiale di Calidone, il conflitto con gli zii e la morte dell’eroe. Il confronto diretto tra i diversi elementi del sarcofago consente di seguirne la costruzione narrativa e di approfondirne la complessa vicenda storica, segnata anche da un riutilizzo medievale documentato da un’iscrizione del XIII secolo.
La sopravvivenza di un’immagine
Dal racconto mitologico l’attenzione si sposta su un dettaglio preciso: la figura che irrompe sulla scena con le braccia protese all’indietro, gesto codificato di dolore e disperazione. Nato nell’antichità romana, questo motivo scompare per oltre un millennio per poi riaffiorare in opere fondamentali della storia dell’arte, dalla scultura di Nicola Pisano agli affreschi di Giotto, fino alle riletture del Novecento.
Da Warburg a Picasso
L’esposizione mette in dialogo archeologia, storia dell’arte e teoria dell’immagine a partire dal pensiero di Aby Warburg, che individuò proprio in questo gesto un esempio della sopravvivenza delle forme espressive dell’antico. Disegni preparatori di Guernica e materiali legati alla storica esposizione milanese del 1953 dedicata a Pablo Picasso mostrano come quella figura abbia continuato a riapparire e trasformarsi nel corso del tempo.
La biografia di un gesto
Opere archeologiche, documenti e immagini provenienti da epoche diverse sono riuniti per seguire le metamorfosi di una stessa forma espressiva. La mostra costruisce così un racconto che collega il mondo classico alla cultura visiva moderna, mostrando come un singolo gesto possa attraversare i secoli, cambiare significato e continuare a rendersi riconoscibile.
Immagine di anteprima: Veduta della mostra. Foto Daniele Portanome per Fondazione Luigi Rovati
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