Ritrovare il Salone dorato

Per oltre cinquant’anni una parte del Salone dorato del Museo Poldi Pezzoli è rimasta nascosta. Dietro la volta in cartongesso realizzata negli anni Settanta si conservava ancora il grande arco marmoreo della serliana ottocentesca, con le sue rosette in bronzo. Il suo ritrovamento è uno dei punti da cui prende avvio il recupero della sala, che torna oggi alla volumetria precedente a quell’intervento.
Il progetto, nuovo capitolo italiano del World Monuments Fund, si inserisce nel percorso di valorizzazione degli ambienti e delle collezioni avviato dal museo. Ricerche d’archivio, verifiche sulle strutture, restauro e riallestimento accompagnano un lavoro che coinvolge architettura, apparati decorativi e opere.
Una sala per i capolavori
Il Salone dorato nasce come spazio destinato ai capolavori del Rinascimento italiano. Gian Giacomo Poldi Pezzoli concepisce la collezione insieme agli ambienti che devono accoglierla, affidandone la realizzazione ad artisti e artigiani dell’Accademia di Brera coordinati da Giuseppe Bertini.
A dare il nome alla sala è il soffitto ligneo dorato. La parte alta delle pareti è decorata con affreschi di putti e festoni di fiori e frutti, mentre verso il giardino si apre una grande serliana in stile rinascimentale: marmi policromi, colonne, capitelli in bronzo e rosette ne definiscono la composizione.
Il progetto attraverso le fonti
A documentare la costruzione di questo spazio sono i materiali conservati nell’archivio del Museo. Contratti, pagamenti e forniture permettono di seguire il cantiere fin nei dettagli. Per la serliana vengono fatti arrivare campioni di diversi marmi, da visionare e approvare; un modello in gesso a grandezza naturale, basato su un disegno di Lodovico Pogliaghi, serve a definire cornici, riquadri, intagli e decorazioni del grande arco.
La ricerca sulle fonti accompagna anche il progetto contemporaneo, insieme alle indagini condotte direttamente sulle strutture.
Un metro che cambia lo spazio
I bombardamenti del 1943 danneggiano gravemente il museo e distruggono gli allestimenti ottocenteschi. Alla ricostruzione postbellica guidata da Fernanda Wittgens segue, nel 1974, una nuova modifica del Salone: una volta ribassata in cartongesso porta il soffitto circa un metro più in basso.
Quel metro cambia la configurazione della sala. La parte superiore della serliana e il grande arco scompaiono alla vista; la specchiera settecentesca risulta penalizzata in altezza; i due grandi arazzi fiamminghi con le Storie di Amadigi di Gaula non possono più essere esposti. Anche le novantotto tavolette del soffitto vengono separate: cinquantaquattro sono riallestite nelle sale del Rinascimento lombardo, quarantaquattro rimangono in deposito.
Dietro la volta
Una videoispezione all’interno della struttura in cartongesso permette di verificare cosa sia rimasto degli interventi precedenti. Il soffitto ligneo realizzato durante la ricostruzione postbellica risulta completamente demolito. Il grande arco marmoreo della serliana, invece, è ancora presente, con le rosette in bronzo in ottimo stato di conservazione.
Da questa verifica riparte il progetto curato da Alessandra Quarto e Piero Guicciardini, sviluppato in confronto con la Soprintendenza e prendendo come riferimento quanto realizzato da Fernanda Wittgens negli anni Cinquanta.
La sala ritrova la sua altezza
Rimossa la volta ribassata, il Salone torna alla volumetria precedente all’intervento del 1974. Il grande arco riappare nella sua interezza, insieme alle decorazioni; la specchiera veneziana recupera lo spazio necessario al proprio sviluppo verticale e i due arazzi fiamminghi tornano sulle pareti.
Restauro e riallestimento agiscono così sullo stesso spazio. Il recupero dell’altezza modifica le proporzioni della sala e permette di ricollocare opere e arredi che la configurazione precedente aveva escluso o condizionato.
L’intervento si inserisce nel percorso avviato dal Museo per mettere in relazione le trasformazioni che nel tempo ne hanno modificato gli ambienti, attraverso lo studio delle fonti e il recupero degli spazi. Nel Salone dorato il cambiamento si misura anche in ciò che torna visibile: un metro in altezza, il grande arco della serliana, gli arazzi nuovamente alle pareti.
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