Un museo sotterraneo

Con l’apertura della stazione-museo Colosseo-Fori Imperiali della linea C, Roma compie un passo decisivo verso un modello di infrastruttura in cui mobilità urbana e tutela del patrimonio archeologico convergono in un unico progetto culturale. Il progetto, promosso dal Parco archeologico del Colosseo del Ministero della Cultura e sviluppato con la partecipazione della Sapienza Università di Roma – Dipartimento di Architettura e Progetto, nasce dall’eccezionale densità dei rinvenimenti emersi durante i lavori e restituisce al pubblico un racconto continuo di oltre duemila anni di storia, dalla Roma dei Re all’età imperiale.
Archeologia e infrastrutture
La nascita della stazione-museo è indissolubilmente legata alla complessità dei lavori di scavo che ne hanno reso possibile la realizzazione. Fondamentale è stata la sinergia tra i soggetti coinvolti che ha consentito di integrare indagine archeologica e costruzione dell’infrastruttura in un unico processo condiviso. Questo approccio ha trovato una formalizzazione nel Prontuario delle indagini archeologiche di seconda fase, redatto congiuntamente in fase di progettazione definitiva, che ha definito modalità di scavo, profondità di intervento e procedure di recupero dei reperti. L’archeologia è divenuta così parte integrante del progetto, non più fattore di rischio ma risorsa strutturale, capace di orientare scelte tecniche e soluzioni architettoniche.
Il metodo di scavo
Per affrontare le straordinarie condizioni geologiche e archeologiche del sottosuolo, è stato adottato il cosiddetto “top-down archeologico”, una metodologia sviluppata appositamente per le stazioni del centro storico di Roma. Il sistema prevede la realizzazione progressiva di solai intermedi durante lo scavo dall’alto verso il basso, in grado di contrastare le spinte del terreno sui diaframmi perimetrali e, allo stesso tempo, di consentire lo svolgimento delle indagini stratigrafiche in condizioni di sicurezza. Nel caso della stazione Colosseo-Fori Imperiali, questo metodo ha interessato un volume di circa 29.000 metri cubi di terreno, permettendo di proteggere i rinvenimenti, ottimizzare i tempi e rendere possibile la loro successiva valorizzazione in situ.
L’allestimento
Proprio la quantità e la qualità delle testimonianze emerse – in particolare i pozzi di età repubblicana, databili tra il V e il II secolo a.C. – hanno ispirato l’impostazione museografica della stazione. Il progetto preliminare di allestimento, finanziato dal Parco archeologico del Colosseo con la direzione scientifica e la cura di Alfonsina Russo ed Elisa Cella, ha dato origine a una vera e propria “archeostazione”. Il progetto espositivo e l’allestimento museografico, curati da Filippo Lambertucci e Andrea Grimaldi, individuano nel pozzo la metafora centrale della narrazione: come il pozzo affonda nel terreno alla ricerca dell’acqua, così la stazione scende nel sottosuolo e riporta in superficie le tracce del passato.
Luce e ombra
Questa idea guida le scelte formali e percettive dell’allestimento. Rivestimenti scuri e materici per pareti e colonne evocano la dimensione profonda dello scavo, mentre elementi luminosi e “preziosi” segnalano gli spazi dedicati al racconto storico. La grande struttura reticolare centrale, insieme a un attento progetto illuminotecnico, costruisce un dialogo continuo tra luce e ombra che accompagna il visitatore lungo l’intero percorso, dall’atrio fino alle banchine.
L’atrio
La dimensione museale è percepibile sin dall’ingresso. Nell’ampio atrio musealizzato, accessibile liberamente prima dei tornelli, teche, diorami e videoinstallazioni raccontano l’evoluzione dell’area di via dei Fori Imperiali, mettendo a confronto passato e presente. Qui compaiono subito i protagonisti del racconto: i 28 pozzi repubblicani, di cui 19 rivestiti in lastre di tufo sagomato. Colonne di vetro ne ricreano le volumetrie originarie, trasformandole in spazi espositivi che restituiscono il ruolo fondamentale dell’acqua nella vita quotidiana dell’antica Velia.
Il tema conduttore
Scendendo ai livelli inferiori, il tema del pozzo si rinnova. Alcuni sono ricollocati con i loro rivestimenti originali, altri diventano “pozzi di luce” che attraversano verticalmente gli spazi, illuminando i materiali votivi rinvenuti al loro interno e raccontandone la seconda vita come depositi rituali legati alla sacralità delle acque. Vetrine e sezioni circolari sospese ripropongono la profondità originaria delle strutture, mantenendo un forte legame con la stratigrafia del sottosuolo.
L’oculus
Il percorso si arricchisce ulteriormente nel collegamento con la linea B, dove un corridoio dall’allestimento riflettente conduce a un inatteso punto di vista: un grande oculus vetrato offre una visione dal basso dell’Anfiteatro Flavio, restituendo un’esperienza visiva insolita e carica di suggestione.
Il balneum
Al piano intermedio, accanto ai pozzi, trova spazio il balneum privato di una domus romana, con vasca, gradini e laconicum, ricollocati e accompagnati da apparati multimediali e ricostruzioni che ne chiariscono funzione e aspetto originario. Il rinvenimento racconta la trasformazione urbanistica dell’area, da quartiere residenziale di età tardo-repubblicana a contesto monumentale dell’età imperiale.
Le banchine
Il racconto accompagna infine le persone fino alle banchine, dove la continuità cromatica e luminosa mantiene viva la dimensione narrativa. Sulle pareti dei corridoi compaiono decorazioni che raffigurano le piante di alcuni dei principali monumenti dei Fori Imperiali, come un ultimo saluto della storia a chi prosegue il proprio viaggio.
Gli apparati multimediali
Un ruolo centrale è svolto dagli apparati multimediali e ricostruttivi: diorami progettati e realizzati da Roberto Grossi e Andrea Fornello con il suo team; video ricostruttivi prodotti da Katatexilux, LineeFilms e Sergio Fontana con i collaboratori; riprese delle attività di restauro a cura di MyMax Edutainment; rilievi 3D dei reperti e delle strutture realizzati da Sigeo, Laura Rivaroli Restauri e Cooperativa Archeologia. Questi strumenti ampliano l’esperienza di visita, rendendo leggibili contesti complessi e restituendo profondità temporale agli spazi attraversati.
La stazione-museo Colosseo/Fori Imperiali si configura così come un esempio emblematico di archeologia pubblica, in cui scavo, conservazione e allestimento diventano parte di un’unica esperienza. Un luogo in cui la complessità del cantiere e la profondità della storia si traducono in un percorso accessibile, capace di far percepire, passo dopo passo, la stratificazione millenaria di Roma.
© Design People Soc. Coop.






