Voyageur. Tre barche tra la città e il mare
Tre grandi imbarcazioni in legno emergono dal suolo di piazza Municipio. Alte circa cinque, sette e otto metri, sono costruite secondo modelli e tecniche tradizionali del Ghana e lasciano visibile la struttura interna degli scafi. Con Voyageur, Ibrahim Mahama introduce nel grande spazio urbano tre presenze monumentali, ferme a pochi passi dal porto di Napoli.
L’installazione site-specific, a cura di Vincenzo Trione, fa parte del programma Napoli Contemporanea 2026 e prosegue la sequenza di interventi che negli ultimi anni hanno coinvolto piazza Municipio, dopo le opere di Michelangelo Pistoletto, Gaetano Pesce e Jaume Plensa.
Tre barche nella piazza
Parzialmente inserite nel terreno, le imbarcazioni modificano la percezione della piazza attraverso la loro scala e la distanza che le separa. Da vicino emergono il legno, la struttura e la profondità degli scafi; allontanandosi, le tre sagome si misurano con l’ampiezza dello spazio e con gli edifici che lo delimitano.
Il titolo Voyageur introduce il tema del viaggio, mentre le barche rimangono immobili. Mahama stesso le descrive come “forme di viaggio”: imbarcazioni che non navigano ma stanno nello spazio della città, portando con sé l’idea del movimento e, insieme, quella della permanenza.
Tra la piazza e il porto
La collocazione è parte essenziale dell’intervento. Piazza Municipio, riprogettata da Álvaro Siza, si apre verso il porto e si trova sopra l’antico bacino portuale emerso durante gli scavi per la metropolitana. Nella stessa area sono stati rinvenuti anche resti di antiche imbarcazioni.
Voyageur occupa quindi uno spazio nel quale il rapporto con il mare appartiene tanto alla storia quanto alla configurazione attuale della città. Il porto contemporaneo e le tracce dell’antico approdo fanno da contesto a tre imbarcazioni realizzate secondo tecniche provenienti dal Ghana, mettendo in relazione Napoli, il Mediterraneo e l’Africa occidentale.
Il viaggio, gli spostamenti delle persone, la circolazione delle merci, il lavoro e gli scambi tra culture sono temi ricorrenti nella ricerca di Mahama e trovano qui una relazione diretta con il luogo scelto per l’installazione.
Viaggio e permanenza
Nella lettura del curatore Vincenzo Trione, le tre forme mantengono un carattere volutamente ambiguo: evocano le traversate del Mediterraneo e il destino di chi le affronta, ma possono ricordare anche vele rivolte verso il porto. Il riferimento alle migrazioni è presente senza tradursi nella rappresentazione di un singolo viaggio o di un naufragio.
La barca, costruita per muoversi sull’acqua, è qui trattenuta a terra. La vicinanza del porto accentua questa condizione e fa del rapporto tra movimento e permanenza uno degli elementi attraverso cui l’installazione si confronta con il luogo. Per Mahama si tratta anche di un ritorno a Napoli. Tra il 2020 e il 2021 l’artista aveva lavorato con il Madre, sviluppando opere legate anche alla memoria industriale dell’ex Italsider di Bagnoli. Con Voyageur il confronto con la città passa invece attraverso il mare: le tre imbarcazioni occupano temporaneamente piazza Municipio, tra le tracce dell’antico approdo e il porto contemporaneo.
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