Catalogo mostre
contenitore ad ante verticali scorrevoli illuminate in cui sono esposti progetti e documenti dell'archivio della Fondazione Arnaldo Pomodoro
Uno degli espositori dei materiali progettuali e documentari che accompagnano le opere in mostra. © FENDI / Fondazione Arnaldo Pomodoro
Arte

Arnaldo Pomodoro. Il Grande Teatro delle Civiltà

Più che una retrospettiva, la mostra mette in scena oltre settant’anni di ricerca di Arnaldo Pomodoro attraverso un dialogo continuo tra opere, documenti e materiali d’archivio. Ospitata negli spazi del Palazzo della Civiltà Italiana di Roma, sede di FENDI, l’esposizione riunisce circa trenta lavori realizzati tra la fine degli anni Cinquanta e il 2021, affiancati da disegni, fotografie, modelli e testimonianze che permettono di entrare nel laboratorio creativo dell’artista.

Il palazzo come scena

L’architettura monumentale del Palazzo della Civiltà Italiana non costituisce un semplice contenitore, ma diventa parte integrante del racconto espositivo. La visita prende avvio già all’esterno, dove le quattro sculture della serie Forme del mito occupano gli angoli dell’edificio come presenze scenografiche capaci di ridefinirne la percezione e di stabilire un rapporto diretto con il paesaggio urbano circostante.

Varcata la soglia, il visitatore entra in un ambiente concepito come un grande racconto autobiografico, insieme reale e immaginario, nel quale opere e documenti costruiscono una trama che intreccia memoria, progetto e visione.

Tra scultura e progetto

L’esposizione si sviluppa attraverso due sale principali collegate da un ambiente di raccordo. Nel vestibolo d’ingresso, due costumi-scultura realizzati per produzioni teatrali introducono uno dei temi centrali della ricerca di Pomodoro: il continuo dialogo tra arti visive e arti sceniche.

Le sale speculari ospitano alcune opere fondamentali del suo percorso, mettendo in relazione forme geometriche, superfici incise, materia e spazio. Le sculture dialogano con grandi rilievi e installazioni che evocano civiltà lontane, archeologie immaginarie e paesaggi mentali, rendendo evidente il continuo rapporto tra ideazione e costruzione dell’opera.

Dentro l’archivio

Uno degli aspetti più interessanti della mostra è la presenza dei materiali progettuali e documentari raccolti in bacheche, cassettiere e strutture consultabili dal pubblico. Più che un apparato di approfondimento, questo nucleo documentario ricrea l’atmosfera dello studio e dell’archivio di Pomodoro, permettendo di seguire il percorso che conduce dall’intuizione iniziale all’opera compiuta.

Archeologia del futuro

La visita si conclude sul loggiato del terzo piano con Osso di seppia, opera che richiama le origini della ricerca di Pomodoro e restituisce il senso circolare dell’intero progetto espositivo. Ne emerge una ricerca capace di attraversare archeologia e futuro, mito e contemporaneità, mantenendo una straordinaria coerenza di linguaggio lungo oltre settant’anni di lavoro. La mostra restituisce così non soltanto una selezione di opere, ma l’immagine complessiva di un immaginario in continua trasformazione, costruito attraverso segni, forme e visioni che continuano a interrogare il presente.

Immagine di anteprima: Esterno del Palazzo della Civiltà Italiana con le sculture della serie Forme del mito agli angoli dell’edificio. © FENDI / Fondazione Arnaldo Pomodoro

© Design People Soc. Coop.

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