exhibition
veduta delle strutture lignee sui cui ripiani sono ricostruiti gli ambienti arredati con Sedie, divani, tavoli, librerie, lampade e letti disegnati da Magistretti
Veduta della mostra. © Niccolò Quaresima
Ingresso della mostra con i grandi teli verticali che presentano il titolo in italiano, inglese e giapponese attraverso una trama rossa disegnati da Omnigroup
Veduta della mostra. © Niccolò Quaresima
alcuni documenti relativi ai progetti realizzati in Giappone e alcuni modellini
Veduta della mostra e still life. © Niccolò Quaresima
alla parete i disegni realizzati per l’occasione da Dogma, dedicati ai progetti di architettura e interior design e particolare di una struttura con gli ambienti ricostruiti in miniatura
Veduta della mostra. © Niccolò Quaresima
veduta generale con le strutture e le pareti allestite
Veduta della mostra. © Niccolò Quaresima
Veduta della mostra. © Niccolò Quaresima

Vico Magistretti e il Giappone. Il progetto in scala

Una sequenza di leggere strutture in legno attraversa gli ambienti della Fondazione studio museo Vico Magistretti a Milano. Sui ripiani, sedie, letti, tavoli, librerie e lampade hanno dimensioni ridotte; alle pareti, schizzi, fotografie, documenti e disegni riportano invece alla pratica quotidiana del progetto. “Vico Magistretti e il Giappone” costruisce il proprio racconto a partire da questo continuo cambio di scala, mettendo in relazione il lavoro dell’architetto e designer milanese con forme, oggetti e principi estetici della cultura giapponese.

La mostra, curata da Davide Fornari e realizzata in collaborazione con ECAL/Ecole cantonale d’art de Lausanne, riunisce oltre venti progetti. Le corrispondenze con il Giappone sono organizzate intorno a tre concetti: wa, armonia ed equilibrio; iro, il senso del colore; iki, un’idea di eleganza legata a grazia, spontaneità e misura. Una trama che attraversa mobili e lampade, ma anche gli interventi di architettura e interior design realizzati da Magistretti in Giappone.

Cambiare scala

Negli spazi raccolti dello studio museo, la miniaturizzazione diventa uno degli elementi più evidenti della messa in scena. Le principali tipologie di arredo affrontate da Magistretti sono presentate attraverso modelli realizzati da ECAL / Bachelor Industrial Design, mentre il progetto di allestimento è di XPO, con Camille Blin, Anthony Guex e Christian Spiess.

Nelle sale, i modelli sono disposti su strutture lignee autonome, sviluppate su due livelli e costruite attraverso una successione di montanti inclinati e ripiani orizzontali. Il telaio rimane completamente leggibile: giunti, incroci e sostegni sono lasciati a vista e gli elementi non chiudono gli ambienti. Attraverso le diverse campate continuano a essere visibili finestre, pareti e materiali esposti, mentre i ripiani accolgono di volta in volta gruppi differenti di oggetti.

La riduzione di scala modifica anche la presenza dei mobili nello spazio. I modelli non sono raccolti in una vetrina né presentati come una successione di pezzi isolati. Tavoli e sedie vengono accostati, letti e sistemi contenitori condividono lo stesso piano, piccole lampade scendono dall’alto. Alcuni gruppi assumono così l’aspetto di piccoli interni, nei quali gli oggetti sono inseriti in composizioni che lasciano sempre visibili i ripiani e il telaio che li sostiene.

Piccoli interni aperti

A scandire le campate intervengono grandi pannelli bianchi semitrasparenti, sospesi ai traversi come teli. Non costruiscono pareti continue: compaiono soltanto in alcuni punti e lasciano aperti i lati. Collocati alle spalle di alcune composizioni, introducono superfici neutre tra i modelli e l’apparato documentario disposto sulle pareti della Fondazione.

Anche l’illuminazione è integrata nelle strutture. Le sorgenti collocate sotto i ripiani superiori illuminano direttamente i modelli; in altri casi piccole lampade sospese entrano nelle composizioni insieme agli arredi. Alla luce generale degli ambienti si affianca quella, più calda, concentrata sui singoli ripiani.

Attorno alle strutture rimangono visibili fotografie, schizzi, lettere e altri documenti dell’archivio, montati in cornici di legno chiaro e distribuiti sulle pareti con densità differenti. Gli elementi espositivi occupano il centro delle sale, mentre i materiali d’archivio rimangono sul perimetro: nelle viste d’insieme, modelli e documenti entrano così nello stesso campo visivo.

Disegnare ciò che non entra nella stanza

Per i progetti di architettura e interior design la rappresentazione passa invece al disegno. I negozi Cerruti 1881 di Tokyo e Osaka e le residenze progettate per la famiglia Tanimoto sono presentati attraverso i lavori realizzati per la mostra da Dogma, lo studio di Pier Vittorio Aureli e Martino Tattara.

Qui la messa in scena cambia registro. Una sequenza regolare accosta viste assonometriche e planimetrie, affiancando la rappresentazione tridimensionale degli edifici alla sintesi del disegno tecnico. Accanto ai mobili trasformati in modelli, l’architettura viene quindi restituita attraverso superfici bidimensionali. Modello, disegno e documento diventano tre forme di rappresentazione attraverso cui progetti nati a dimensioni differenti trovano posto negli stessi ambienti.

La grafica nello spazio

Il progetto grafico di Omnigroup, firmato da Leonardo Azzolini e Simon Mager, entra nella messa in scena fin dall’ingresso. Grandi teli appesi a semplici supporti lignei presentano il titolo in italiano, giapponese e inglese. Una trama rossa riempie le fasce arrotondate nelle quali sono inserite le scritte, mentre lo stesso colore ricompare nei testi che accompagnano i modelli sui ripiani.

Il rosso della grafica trova corrispondenze visive anche nei piccoli arredi, emergendo tra legno naturale, neri e superfici chiare. È un colore presente nella stessa lettura curatoriale della mostra: parlando di iro, il testo di Davide Fornari individua nella gamma dei rossi intensi uno degli elementi ricorrenti nel lavoro di Magistretti.

La mostra tiene così insieme materiali diversi senza ricondurli a un unico dispositivo: modelli tridimensionali sulle strutture centrali, documenti d’archivio sulle pareti, disegni di architettura e apparati grafici. Negli spazi contenuti della Fondazione, la messa in scena procede attraverso riduzioni, accostamenti e sovrapposizioni. Il mobile diventa modello, l’interno una piccola composizione, l’architettura un disegno; intorno rimane visibile lo studio di Magistretti, con i materiali che documentano il processo progettuale e le relazioni con il Giappone attorno alle quali è costruita la mostra.

© Design People Soc. Coop.

Vico Magistretti e il Giappone
16 aprile 2026 - 25 febbraio 2027
Fondazione studio museo Vico Magistretti
via Vincenzo Bellini 1
Milano