Fondation Beyeler. Un nuovo paesaggio per l’arte
A quasi trent’anni dall’apertura del museo progettato da Renzo Piano, la Fondation Beyeler amplia i propri spazi a Riehen con un intervento di Peter Zumthor che non modifica l’edificio esistente, ma gli affianca tre nuove architetture immerse nel parco. Il Wyss Museum, l’Ammann Pavilion e l’Erlen Gatehouse accolgono rispettivamente nuovi spazi espositivi, attività pubbliche e funzioni operative. Insieme al recupero degli edifici storici e all’ampliamento del giardino, compongono un nuovo sistema nel quale architettura, arte e paesaggio sono strettamente connessi.
Da un edificio a un insieme
La scelta di Zumthor è quella di distribuire il programma in più edifici anziché concentrarlo in un unico ampliamento. Una soluzione che mantiene autonomo il museo di Piano e permette di adattare le nuove costruzioni alla scala di Riehen e alla presenza degli alberi esistenti. Il parco diventa l’elemento di connessione tra spazi espositivi, luoghi per le attività pubbliche e servizi.
Il progetto prende forma anche attraverso l’acquisizione dell’Erlengarten, il giardino storico confinante con la Fondation. Con quasi 10.000 metri quadrati aggiuntivi, la superficie verde pressoché raddoppia e offre lo spazio nel quale inserire le nuove architetture preservando il carattere paesaggistico del luogo.
Il Wyss Museum
Fulcro espositivo dell’intervento è il Wyss Museum, che aggiunge circa 1.500 metri quadrati di sale distribuite su tre livelli. Non è una nuova ala collegata al museo esistente, ma un secondo edificio autonomo destinato alla collezione e alle mostre, inserito nello stesso parco del museo di Piano.
La pianta a Y risponde direttamente alle condizioni del luogo. Un ginkgo centenario, una grande sequoia e un gruppo di platani vengono preservati e diventano punti intorno ai quali si articola l’edificio. Le diverse direzioni della pianta determinano anche gli affacci: grandi finestre a tutta altezza aprono le sale verso il giardino e introducono negli ambienti una luce prevalentemente laterale.
I tre livelli propongono sale con dimensioni, proporzioni e altezze differenti. Al piano terreno il rapporto con il giardino è particolarmente diretto attraverso le grandi superfici vetrate; salendo cambiano la configurazione e l’altezza degli spazi, fino agli ambienti più alti dell’ultimo piano. Ne deriva una sequenza espositiva articolata, composta da ambienti con caratteristiche differenti.
A tenere insieme gli ambienti è la continuità dei materiali. Il calcare del Giura, proveniente dalla regione, caratterizza l’intero edificio: è utilizzato nella facciata in calcestruzzo, nei pavimenti in terrazzo, nelle pareti interne, nelle scale e nelle sedute in pietra. Le superfici vetrate interrompono la compattezza dell’involucro e mantengono il paesaggio nel campo visivo.
Zumthor non riprende il linguaggio architettonico di Piano, ma prosegue la relazione tra opere, luce naturale e paesaggio che caratterizza la Fondation Beyeler. Lo fa attraverso un edificio più compatto e sviluppato su più livelli, nel quale materia, aperture e disposizione delle sale definiscono una diversa esperienza dello spazio espositivo.
Il parco e le opere
L’apertura dell’Erlengarten rende accessibile un giardino storico fino a oggi privato, restaurato da Vogt Landscape Architects conservandone gli alberi secolari, lo stagno e il carattere paesaggistico.
Il parco è allo stesso tempo uno spazio per l’arte. Alle opere già presenti di Alexander Calder, Jenny Holzer, Ellsworth Kelly, Philippe Parreno, Thomas Schütte e Fischli/Weiss si affiancano lavori di Louise Bourgeois, Pierre Huyghe e Rachel Whiteread, oltre alla scultura di nebbia di Fujiko Nakaya.
Il percorso prosegue così dalle sale al giardino: dall’interno del Wyss Museum il paesaggio entra attraverso le grandi aperture, mentre all’esterno le opere sono distribuite tra alberi, prati e specchi d’acqua. Il parco non è soltanto lo sfondo delle nuove architetture, ma parte dello spazio espositivo.
Le altre architetture
Al Wyss Museum si affianca l’Ammann Pavilion, edificio a un solo piano in vetro e legno destinato alle attività pubbliche. Durante il giorno è uno spazio liberamente accessibile per la sosta e l’incontro; la sera può accogliere fino a 250 persone per concerti, conversazioni, proiezioni e performance. All’interno, i rivestimenti in legno di pero e ciliegio e la configurazione dello spazio rispondono anche alle esigenze acustiche.
L’Erlen Gatehouse riunisce invece spazi di lavoro e funzioni per la logistica delle opere. Collegato al Wyss Museum attraverso un percorso sotterraneo, ospita gli ambienti destinati all’arrivo e alla preparazione delle opere.
A questi interventi si aggiunge il recupero degli edifici storici del complesso, destinati alla didattica, alla musica, alla botanica e alla sperimentazione artistica. L’ampliamento della Fondation Beyeler prende così forma come un insieme di architetture autonome inserite nel paesaggio. Il museo di Piano e gli edifici di Zumthor mantengono identità distinte, mentre il parco li mette in relazione e amplia il percorso espositivo oltre le sale, tra architettura, opere e natura.
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