luoghi
Veduta prospettica del corridoio e in fondo vetrata che dà sul giardino
Veduta della Galleria. ©️ outThere collective
stanza circolare che attraverso archi permette la vista sulle altre sale
Veduta della Galleria. ©️ outThere collective
Sala con il lucernaio in cui sono esposti alcuni dipinti della collezione
Veduta della Galleria. ©️ outThere collective
Particolare di uno degli strumenti di visita posto lungo il percorso. ©️ outThere collective
in primo piano un mosaico e vista sulle sale che si aprono lungo il corridoio
Veduta della Galleria. ©️ outThere collective
l "Ritratto di signora" (1916-1917) di Gustav Klimt nella sua nuova collocazione
Il "Ritratto di signora" (1916-1917) di Gustav Klimt nella sua nuova collocazione. ©️ outThere collective

Restituire il museo al suo progetto originario

A quasi un secolo dall’inaugurazione dell’edificio progettato da Giulio Ulisse Arata per ospitare la collezione di Giuseppe Ricci Oddi, la Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi riapre a Piacenza dopo un articolato intervento di riqualificazione e riallestimento che ha interessato oltre mille metri quadrati di superficie e tutte le ventidue sale del museo. Il progetto, sviluppato dallo studio Lissoni & Partners e avviato nella primavera del 2025, nasce dall’esigenza di recuperare la chiarezza originaria dell’edificio e ristabilire il rapporto tra architettura, percorso espositivo e collezione.

L’edificio ideato da Arata nel 1931 rappresenta uno dei rari casi italiani di museo costruito appositamente per una raccolta d’arte moderna. Il percorso si organizza attorno a un grande spazio centrale illuminato zenitalmente e sviluppa una successione di ambienti pensati in relazione diretta alle opere raccolte dal fondatore. Nel tempo, modifiche e interventi stratificati avevano progressivamente indebolito questo equilibrio. Il nuovo riallestimento parte proprio da qui: riportare leggibilità agli spazi e ricostruire la continuità tra museo e collezione.

Un intervento costruito sulla misura

Il progetto sviluppato da Piero Lissoni insieme ad Antonella De Martino e Gianni Fiore di Lissoni & Partners lavora principalmente per sottrazione. Più che introdurre nuovi elementi, l’intervento agisce sulle proporzioni, sulla qualità delle superfici e sulla continuità del percorso, evitando soluzioni invasive o apparati autonomi rispetto all’architettura del museo.

La riqualificazione ha previsto la rimozione delle tappezzerie deteriorate e il risanamento delle pareti, oggi caratterizzate da finiture a calce e da una palette cromatica neutra studiata per accompagnare le opere senza alterare la percezione degli ambienti. Anche gli infissi interni sono stati ripensati, insieme al nuovo sistema di attaccaglie che garantisce maggiore flessibilità nell’organizzazione delle sale.

Un lavoro analogo riguarda gli apparati informativi. Le nuove didascalie magnetiche bilingue italiano-inglese permettono di aggiornare il percorso senza intervenire direttamente sulle superfici storiche, mentre il sistema grafico coordinato sviluppato da Ma:design costruisce continuità tra orientamento, pannelli e strumenti di visita.

Portali, arredi e ritmo delle sale

Uno degli elementi più riconoscibili del riallestimento è il sistema di portali in metallo color testa di moro inserito tra gli ambienti. La loro presenza scandisce il passaggio tra le sale e accompagna il visitatore lungo il percorso, rafforzato dal disegno continuo del pavimento.

L’intervento ha coinvolto anche gli arredi storici del museo. Sono stati restaurati la grande panca centrale e gli sgabelli appartenenti ai complementi originali, probabilmente realizzati su disegno dello stesso Arata, mentre le porte interne sono state riportate alle altezze originarie per ristabilire le corrette proporzioni architettoniche degli spazi.

Basamenti per le sculture, totem informativi, dispositivi tecnici e impianto di diffusione audio sono stati integrati con particolare attenzione alla continuità materica e visiva delle sale, evitando elementi che interrompessero la lettura unitaria del museo.

Ripensare il percorso di visita

Sul fronte museale, il progetto è stato coordinato dalla direttrice Lucia Pini, che ha seguito le diverse fasi dell’intervento e il ripensamento del percorso espositivo. Uno degli obiettivi principali era restituire respiro alle opere e ricostruire il dialogo tra raccolta e architettura, progressivamente affievolito dalle trasformazioni degli ultimi decenni.

La collezione permanente continua a svilupparsi lungo un arco cronologico che va dagli anni Trenta dell’Ottocento agli anni Trenta del Novecento, mantenendo la matrice figurativa voluta da Giuseppe Ricci Oddi. Oggi il percorso espone circa 250 opere, mentre oltre 800 lavori restano conservati nei depositi.

Tra i nuovi strumenti introdotti nel riallestimento figura anche il sistema di audioguide bilingue realizzato da Orpheo Audioguide, con testi curati da Stefano Bosi insieme alla direzione del museo. L’apparato accompagna il visitatore senza sovrapporsi agli spazi, integrandosi con il nuovo sistema informativo e con il ritmo del percorso espositivo.

Un progetto condiviso con la città

La direzione lavori e la progettazione esecutiva sono state affidate allo Studio Milani Carini di Piacenza con il contributo dell’architetto Ravazzani, mentre il cantiere si è svolto sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Parma e Piacenza.

Il progetto è stato reso possibile grazie al sostegno di ventiquattro soggetti tra aziende, associazioni e privati cittadini del territorio piacentino, coinvolti nella raccolta fondi promossa dal presidente della Fondazione Ricci Oddi, Massimo Toscani. Un contributo diffuso che ha permesso di affrontare il più importante intervento sul museo degli ultimi vent’anni mantenendo la Galleria parzialmente aperta durante le diverse fasi dei lavori.

Più che introdurre nuovi elementi, il riallestimento lavora sulla precisione dei dettagli, sul ritmo delle sale e sulla continuità del percorso. Superfici, portali, sistemi espositivi e apparati informativi definiscono un intervento costruito sulla misura, riportando in evidenza il rapporto tra architettura e collezione immaginato da Giulio Ulisse Arata per Giuseppe Ricci Oddi.

© Design People Soc. Coop.

Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi
via San Siro 13
Piacenza