
Marina Abramović. Transforming Energy
Le Gallerie dell’Accademia di Venezia dedicano a Marina Abramović la prima mostra mai riservata a un’artista donna vivente nella storia dell’istituzione. Inaugurata in occasione dell’ottantesimo compleanno dell’artista e della 61ª Biennale di Venezia, “Transforming Energy” si sviluppa tra le sale della collezione permanente e gli spazi destinati alle esposizioni temporanee, costruendo un dialogo inedito tra la pratica performativa di Abramović e i capolavori del Rinascimento veneziano. Curata da Shai Baitel e sviluppata in stretta collaborazione con l’artista, la mostra porta il linguaggio della performance nel cuore del museo storico.
Un dialogo tra corpo e storia
Il percorso alterna opere storiche, nuove produzioni e proiezioni delle performance che hanno segnato la ricerca di Abramović, affiancandole ai Transitory Objects, strutture interattive che invitano il pubblico a sedersi, sdraiarsi o sostare, trasformando la presenza fisica del visitatore in parte integrante dell’esperienza. Momento centrale dell’esposizione è il confronto tra Pietà (con Ulay) del 1983 e la Pietà di Tiziano, nel 450° anniversario del capolavoro rinascimentale, un accostamento che mette in relazione dolore, spiritualità e trasformazione attraverso linguaggi lontani nel tempo ma sorprendentemente vicini nella loro intensità.
La presenza come esperienza
L’intero progetto ruota attorno al concetto di energia come relazione tra corpo, spazio e materia. Quarzo, ametista e altri elementi naturali ricorrono nei dispositivi ideati dall’artista, mentre il visitatore è chiamato non solo a osservare le opere, ma ad attivarle attraverso la propria presenza. Inserita nel percorso delle Gallerie dell’Accademia, la mostra rinnova il dialogo tra arte antica e contemporanea facendo dell’esperienza diretta il filo conduttore dell’intera visita.
Immagine di anteprima: Veduta della mostra. Foto Matteo de Fina
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